Botto & Bruno

STRESA FESTIVAL - immagine 2018 bb
Botto & Bruno, All I need is music, 2017, collage

Botto & Bruno vivono e lavorano a Torino.
Hanno partecipato a numerose rassegne internazionali tra le quali nel 2001 sono presenti alla 49° Biennale di Venezia curata da Harald Szeemann con un progetto intitolato House where nobody lives. Nel 2002 sono invitati alla Biennale internazionale di Busan in Corea e nel 2003 al Mamco di Ginevra con una mostra monografica. Nel 2004 sono chiamati a realizzare un progetto site specific alla Caixa forum di Barcellona. Sempre nel 2004 una personale al Mamac di Nizza.
Nel 2005 realizzano i costumi e l’arredo scenico per il Don Giovanni di Mozart per il Teatro Carlo Felice di Genova con la regia di Davide Livermore. Nel 2006 progettano un lavoro permanente per la stazione di piazzale Augusto a Napoli. Nel 2007 per il Centro per l’Arte contemporanea Luigi Pecci di Prato realizzano un progetto negli spazi del museo. Nel settembre del 2008 presentano una nuova installazione per Le Printemps de septembre a Toulouse curata da Christian Bernard. Nel 2009 partecipano ad una collettiva allo IAC di Villeurbanne a Lione ed alla Kunsthalle di Helsinki. Sempre nel 2009 realizzano le scene per lo spettacolo teatrale Quattro atti profani per il Teatro Stabile di Torino con la regia Valter Malosti. Nel 2010 sono invitati alla 8th biennale di Shanghai.
Nel 2012 vincono il premio Madrid Photo e sono invitati dall’Istituto Italiano di Cultura di Madrid per una personale. Nel 2016 presentano alla Fondazione Merz un importante progetto site specific.

<<La nostra poetica analizza il cambiamento dei luoghi di confine, zone d’ombra secondo noi necessarie quanto le favole che ascoltavamo da bambini, cercando di mettere tutto ciò in relazione alle difficoltà che un adolescente nato e cresciuto ai margini di una città incontra ogni giorno essendo un abitante di un luogo dimenticato. Cerchiamo, attraverso la tecnica del collage fotografico, di fondere in un unico paesaggio luoghi distanti tra di loro: paesaggi immaginati eppure reali, anonimi eppure assurdi, dimenticati perché sgraditi eppure sempre presenti ai nostri occhi, paesaggi intravisti dall’autostrada o dai finestrini di un treno in corsa.
Noi lavoriamo sull’incontro-scontro tra naturale e artificiale, sui relitti della società post-industriale, dentro periferie abbandonate dove il tempo pare essersi fermato: scenari di un futuro post-atomico, dentro gli incubi e le speranze di un/a teenager di periferia che sogna, attraverso i testi del suo gruppo preferito, di camminare tra fabbriche in disuso, dove la natura pare per un attimo riprendere il sopravvento.
L’immagine per il festival contiene tutto ciò, soprattutto ci interessava far venire fuori lo sguardo di un adolescente che si porta dietro una memoria musicale attraverso le cassette audio che sono il prodotto di un’epoca che non ha vissuto.
Ci interessava recuperare un mondo perduto, dove la musica anche se sentita attraverso supporti non perfetti, lo-fi, rimane comunque basilare nella crescita di ognuno di noi. In questa sorta di archeologia musicale abbiamo voluto eliminare la distinzione tra musica alta e bassa. Ciò che conta è la buona musica non importa se rock, jazz, blues, punk, classica o d’avanguardia.
L’adolescente che avanza verso il nostro sguardo, lasciandosi alle spalle un paesaggio industriale avvolto da una vegetazione spontanea, rende noi partecipi di quei pochi semplici gesti delle mani quasi a tentare di proteggere e tramandare la sua personale memoria musicale>>.

botto&bruno