Con professionale diletto!

Durante tutto il Settecento tanti compositori si dedicarono a scrivere per i “professionisti di musica”, ed anche per i sempre più numerosi “dilettanti di musica”. Nacque un vero repertorio tutto per loro e a Vienna vi fu un musicista slesiano, Johann Schobert, che introdusse durante gli anni ’60 un repertorio di sonate per varie tastiere con l’accompagnamento o del violino o del flauto. Altro elemento che favorì questo nuovo genere fu l’evoluzione degli strumenti a tastiera, molto adatti a chi muoveva in “primi passi” nel mondo musicale.
Carl Philipp Emanuel – guardando proprio al modello del padre (Sonate per clavicembalo e violino BWV 1014-1019) – attorno agli anni ’60 ad Amburgo scrisse una serie di sonate, nelle quali emerge una tecnica avanzata della tastiera. La novità delle Sonata Wq 75 emerge nella forma più allargata dei movimenti, nei ritmi decisamente intricati, ma soprattutto nella particolare elaborazione del materiale tematico.
Johann Christian Bach, che girovagò per l’Europa, decise di stabilirsi a Londra, dove diede vita quei “concerti in abbonamento”, che animarono la vita musicale londinese. E forse proprio per quel contesto nacquero le Sonate per tastiera con l’accompagnamento o del violino o del flauto. L’op. 16 – tutta in due soli movimenti e tutte nelle tonalità maggiori – è comunque aperta a svariate soluzioni per cui il violino può assumere funzioni riempitive, ma assurgere a momenti di paritetica importanza, fino ad avere episodi indipendenti.
Scorrendo il catalogo di Haydn, per la verità si incontrano solo trii, ma è lo stesso Hoboken, curatore dello stesso, a considerare la Hob. 32 una sonata per fortepiano e violino: in effetti, la stessa fu pubblicata nel 1764 per i due strumenti. Anche in questo brano si coglie lo stile comodo ed elegante della musica concepita per i cosiddetti “dilettanti” di musica. Primo movimento che ruota attorno ad una melodia pastorale, secondo un bell’esempio di sonata con ben tre temi.
Anche il grande Mozart ebbe come riferimento Schobert, quando scrisse le sue sonate. In particolare, la Sonata in do maggiore KV 296, si apre con uno stentoreo Allegro vivace con una perfetta integrazione tra le due voci. Segue un cullante Andantino cantabile, in cui è la tastiera a dominare la scena, ma nella seconda parte emerge con splendide ornamentazioni il violino. Conclude un gioioso ed energico Rondeau, in cui i due strumenti si scambiano intercambiabilmente i ruoli.

Carlo Bellora