Due violini in concerto

Fu il capostipite della scuola violinistica francese. Nato a Lione nel 1697 e morto a Parigi nel 1764, Jean-Marie Leclair lavorò moltissimo anche in Italia, a Torino, in qualità di maestro di ballo e primo danzatore nel locale teatro dell’opera. Le sue pregevoli innovazioni di scrittura (come anche la spiccata invenzione melodica, che vira talvolta al patetico) si scorgono anche in questa Sonata per due violini op. 3 n. 5 (1730) suddivisa in un Vivace (con 4 battute introduttive di Adagio), di nuovo un Adagio carico di fioriture e poi un Allegro.
Opera postuma, con dedica alla Regina Elisabetta del Belgio, la Sonata per due violini di Eugène Ysaÿe – straordinaria figura di virtuoso e pioniere del violinismo moderno – fu composta nel 1915. È in tre movimenti: Poco lento. Maestoso. Allegro fermo – Allegretto poco lento – Finale. Allegro vivo e con fuoco.
Per gli spettatori televisivi invece la Passacaglia di Händel (tratta dalla Suite n. 7 per clavicembalo) ha segnato per anni il classico «Intervallo» fra due programmi, ben cadenzato dalla varie fotografie paesaggistiche d’Italia. E la musica incede nel solco di quella danza-variazione, su schema armonico ostinato, sfruttatissima nel barocco.
Uno dei frutti più straordinari dell’ultimo Haydn fu la Sinfonia «London» che qui ritroviamo in questa insolita trascrizione ottocentesca. È l’ultima del corpus sinfonico del musicista, scritta nel 1795 e presentata al King’s Theatre prima che Haydn ripartisse alla volta di Vienna. Il battesimo fu un successo indiscutibile, come ci riferisce lui stesso. «Il pubblico rimase molto soddisfatto e io anche. Non solo, quest’ultima serata mi ha fatto guadagnare 4 mila fiorini» annota Haydn «cose possibili soltanto qui in Inghilterra». La maestosità non nasconde l’abile gioco di sospensioni drammatiche, come nell’Adagio che precede l’Allegro. C’è poi l’Andante e dopo il Minuetto un Allegro spiritoso, intrecciato di temi popolari.
La Sonata per due violini op.56 di Prokof’ev fu composta invece nell’autunno del 1932 tra St. Tropez e Parigi, finalizzata ad una commissione della società cameristica Triton. «Ascoltare cattiva musica porta qualche volta a buone idee» dirà anni dopo l’autore. «Così mi convinsi che nonostante l’apparente limitazione di un organico per due violini si potesse fare qualcosa di interessante, anche in un pezzo di dieci o quindici minuti». L’esito felice sfocia in questa Sonata su quattro movimenti: un Andante cantabile, intenso e nobile, un Allegro innervato di umori popolari, un Comodo quasi allegretto e un brillante Allegro con brio.

Luigi Di Fronzo