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Tra misticismo e devozione. Medioevo al femminile PDF Stampa E-mail

de laReverdie

La figura femminile nel sentimento religioso del Medioevo, la nuova ispirazione che rende Maria e una folta schiera di Sante protagoniste di testi poetici e devozionali dall’Inghilterra alla Spagna, dalla Francia all’Italia Centrale, è il tema attorno al quale ruotano i brani del programma allestito dall’ensemble laReverdie.

Il Medioevo, lungi dall’assegnare nella vita quotidiana una posizione di rilievo alla donna, vista pur sempre come erede di Eva e incarnazione del Peccato, concede alla figura femminile riscatto ed elevazione attraverso il valore supremo della verginità, condizione di incorrotta perfezione nell’anima e nel corpo, tramite cui la donna ridiventa simulacro divino.

Il culto mariano affonda le sue origini nei primi secoli della Cristianità: le feste dell’Annunciazione, dell’Assunzione e della Natività, introdotte a Roma nella seconda metà del sec. VII, costituiscono nei secoli successivi i cardini liturgici della pietà mariana. Con l’espandersi della liturgia romana tali feste si diffusero gradualmente in tutta Europa: da abbazie e cattedrali, da chiese in città e in campagna, risuona concordemente la venerazione per la Madre di Dio, testimoniata dalla redazione di nuove preghiere (nel 1095 viene fissato il testo del Prefatio de Beata Maria Virgine, che verrà pregato ininterrottamente e senza variazioni di rilievo fino al 1970) e dai contenuti di tutte le discipline artistiche. A partire dal secondo millennio, con sempre crescenti intensità e fantasia creativa, la scultura, la vetrata, il mosaico, la miniatura, la musica, la poesia e la prosa in latino e in volgare, contribuiscono a plasmare la fisionomia della devozione mariana. Devozione che usa i toni squisitamente cavallereschi della lirica cortese nei mottetti francesi fra 1200 e 1300, come nelle laudi monodiche dell’Italia Centrale, o che negli stessi secoli inserisce tropi inneggianti alla Vergine nei canti della Messa e che ispira la composizione del famoso ciclo delle Cantigas de Sancta Maria, come di nuove antifone mariane che arricchiscono il repertorio da cantarsi lungo tutto l’anno liturgico.

Nel corso di tutto il Medioevo fiorisce la produzione intellettuale di numerose donne che all’interno di comunità religiose o in modo indipendente compongono versi e musica, ma arrivano anche a disquisire di teologia, di politica e di morale. Hildegard von Bingen, Mechtild di Magdeburg, Chiara d’Assisi, Caterina da Siena, Brigitta di Svezia, Caterina da Vigri, solo per citarne alcune, furono sante, filosofe, scienziate, musiciste, visionarie, poetesse e, sebbene spesso osteggiate dal mondo maschile della Chiesa, trovarono ascolto presso il popolo dei credenti.

Il culto dei Santi già dalla fine del secolo XII si arricchisce della presenza di numerose Sante (Vergini e Martiri, ma non solo), le quali iniziano ad affollare i testi di Offici, di Drammi Liturgici o di Laudi che narrano le loro vite spesso in toni avventurosi e fiabeschi.

Mentre per la donna terrena, quantunque santa, il valore più alto era la verginità, condizione di estrema purezza, di emancipazione sia dal giogo del peccato che da quello del matrimonio, per la Vergine Maria sono altrettanto fondamentali i ruoli di madre, mediatrice, consolatrice, ispiratrice, di guida attraverso i pericoli e protettrice nelle avversità.

E dunque Francesco Petrarca nella canzone musicata da Guillaume Du Fay, celebrerà Maria: «vergene bella che di sol vestita» come un cavaliere devoto, ma come un peccatore disperato la invocherà: «soccorri alla mia guerra, bench’io sia terra e tu del ciel reina».