Il trionfo dello spirito sulla materia

Le Sonate e Partite per violino solo nascono prima dell’anno 1720 vergato sull’autografo. È probabile che in quella data Bach raccolga pagine composte verso la fine del suo soggiorno a Weimar, dove conosce l’uso degli strumenti polifonici tramite Johann Paul von Westhoff e scopre le sonate e i concerti italiani, o a Köthen, quando il compositore incontra il gusto per la musica da camera che il principe Leopold riporta dai suoi viaggi in Italia. «È come se l’eterna armonia si intrattenesse con se stessa, come deve essere stato nella mente di Dio prima della creazione». Goethe a proposito di Bach.
L’evocazione è il tratto distintivo della Sonata n. 1. Una fantasia improvvisata è l’Adagio con cui si apre, una canzone all’italiana la Fuga, Allegro che segue. E poi la tenerezza del Siciliano, dall’idea melodica interrotta da passaggi veloci. Nel Presto il violino gioca liberamente su disegni di arpeggi spezzati.
La danza è la caratteristica della Prima Partita. La movimentata eppur nobile Allemanda, l’agile Corrente all’italiana, i complessi accordi della Sarabanda e il semplice Tempo di Bourrée pieno di gaiezza.
D’umore variabile è la Sonata n. 2. L’apertura, Grave, ricorda una toccata con intervalli e arpeggi in crome. Poi la grandiosa Fuga che sembra una pagina per tastiera. Il tema delicato da aria su basso continuo dell’Andante e l’Allegro finale che riporta, con i suoi abbellimenti, un clima gioioso.
Di nuovo danze nella Seconda Partita. Un’Allemanda molto vivace in terzine che continuano nella Corrente successiva. La Sarabanda è una pausa emozionale prima della volubile Giga e della monumentale Ciaccona, dall’inizio maestoso e grave, che si fa vorticoso fino a un episodio, quasi un corale, che tranquillizza gli animi. Infine, il tema si riaffaccia annunciando la via del ritorno.
L’idea ritmica della Sonata n. 3 nasce nell’Adagio. Sul tema del corale Komm, heiliger Geist, la successiva Fuga alla breve spazia dalla forma col da capo al rondeau. Al centro il Largo si snoda su un basso di crome discendenti e emoziona in una rapida toccata. Il lungo Allegro assai, su semicrome luminose e rapide, conclude il pezzo.
Una libera suite di danze è l’ultima Partita. Il ritmo perpetuo dell’animato Preludio si fa irregolare nella successiva Loure, la danza tradizionale che precede la Gavotta in rondeau. Qui il violino canta e insieme accompagna il canto. Seguono due Minuetti: il primo fa danzare, il secondo invita a cantare. Una Bourrée precede la Giga, che riepiloga in allegrezza.

Anna Cepollaro