Illusionismo polifonico

Nel periodo trascorso alla corte di Köthen (1717-1723) Sebastian Bach si butta nella musica strumentale senza rimpianti per l’organo o le Cantate per il servizio luterano di Weimar. La corte del ventiduenne principe Leopold, musicista provetto, è calvinista; dunque diffidente verso la musica nella Liturgia.
Ecco così Bach comporre musica strumentale – se vocale, profana – con una foga, una determinazione e una felicità da cui vengono fuori, tra l’altro, i sei Concerts accomodés à plusieurs instrument (i cosiddetti “Brandeburghesi”), il primo libro del Klavier ben temperato, le Sei Sonate à cembalo concertato e violino e i Sei solo à violino (1720) con la contropartita violoncellistica delle altrettante Suite, scritte forse per Christian Ferdinand Abel, violinista e violoncellista, membro per oltre vent’anni di quel gioiello che è la Cappella di Köthen: piccola quanto eccezionale, autentica sirena per i maggiori strumentisti di passaggio.
Le Suite per violoncello solo sono in bilico squisitamente bachiano fra assolutezza e scopi didattici (tecnicamente più facili le prime tre, con un crescendo di difficoltà le altre). Vedono la canonica sequenza Allemande-Courante-Sarabande-Gigue con un Prélude in testa e, secondo il goût francese ma col rigore matematico di Bach, una coppia di Menuet per la Prima e Seconda suite, una di Bourrée per la Terza e la Quarta, una di Gavotte per la Quinta e la Sesta prima della Gigue di prammatica.
In Allemande, Courante e danze galanti, melodia e armonia si fondono e chiave della raccolta è il contrappunto. Si ha così, per miracolo (e con l’uso delle corde a vuoto) pur tenendo conto della molta letteratura per viola da gamba preesistente, la trasformazione di uno strumento monodico e “da basso” in strumento polifonico.
Tale inedita dimensione viene esaltata in Prélude austeri e introspettivi (Seconda suite) come in danze lente e pensose quali le Sarabande (non è da meno, però, l’Allemande della Sesta suite che, scritta per violoncello a cinque corde anziché le usuali quattro, corona le difficoltà le raccolta).
Nonostante il carattere improvvisativo esercitato su un’ampia tessitura, il contrappunto permane in Prélude a carattere di ininterrotta escursione strumentale (Terza, Quarta, Sesta suite) dove si pone come modello quello della Quinta, in un severo, luterano do minore: pagina di smisurata ampiezza e profondità, dal disegno di “Preludio e Fuga” che si riflette nell’Allemande.
La Quinta suite, ancora, vede Bach usare l’artificio della “scordatura” col cantino abbassato dal la al sol.

Alberto Cantù