L’epoca d’oro del flauto traverso

È il Settecento l’epoca d’oro del flauto traverso – chiamato anche traversiere in epoca barocca – che venne inserito nell’organico di prestigiose orchestre, ma che venne impiegato innumerevoli volte come solista da J.S. Bach, da Händel e Telemann. Ma il flauto traverso è uno degli strumenti che affascinò anche i cosiddetti “dilettanti di musica” come Federico II di Prussia, uno dei grandi monarchi illuminati del Settecento, che nutrì la grande passione per la musica, diventando l’allievo prediletto di Quantz, altra grande personalità di questo nobile strumento. Dilettanti di musica che possedevano, peraltro, notevoli doti musicali perché in molti centri della Nord Europa, erano stati creati tanti Collegia Musica, organismi musicali nei quali studenti universitari davano vita a serie regolari di esibizioni pubbliche. Non sappiamo esattamente se il Concerto a quattro sia mai stato eseguito in un contesto simile, anche perché si dibatte ancora oggi se sia di Händel oppure di Telemann. Di sicuro, però, i due musicisti coltivarono un’amicizia – scambiandosi lettere e partiture – che durò tutta la vita. Entrambi furono legati, stilisticamente parlando, al mondo strumentale italiano e a quello francese (che in questo concerto è rappresentato dal violinista francese Jean-Joseph Cassanéa de Mondonville, musicista molto attivo al Concert Spirituel di Parigi) in una dialettica di stili, che contraddistinguerà proprio il repertorio di quegli anni, dove la ricchezza, la varietà dei timbri e la piacevolezza dei profili melodici diventano gli elementi salienti di una musica realizzata «per servire al piacere dell’uomo; un artista deve dunque ricevere tanti più elogi quando suscita presso gli ascoltatori il sorriso e l’incanto, piuttosto che volti riempiti di stupore ansioso». Anche J.S. Bach tanto aveva scritto per i dilettanti, quando si trovava a Lipsia a dirigere dalla fine degli anni venti alla metà degli anni quaranta quel Collegium Musicum, fondato proprio da Telemann e dove Bach aveva deciso – proprio perché stimava l’autore – di suonare alcune musiche del violinista Johann Friedrich Fasch. E la passione per questo tipo di approccio nei confronti degli esecutori venne trasmesso ad uno dei figli più dotati, quel C.P.E. Bach che alla corte di Federico II di Prussia trascorse molti anni. Entrambi, che – partivano sempre dalle comuni radici di un ossequio verso il contrappunto – sapevano scrivere in modo più leggero per i Lieberhaber.

Carlo Bellora