Maturano idee feconde

I masnadieri, Il corsaro, Luisa Miller, tre melodrammi nati in tre consecutivi “anni di galera”, periodo di esperienza sul campo e conseguente maturazione musicale e drammaturgica. I masnadieri, la prima opera che Verdi presenta sulla scena straniera, a Londra, perciò tralascia le idee innovatrici ed esporta le caratteristiche della tradizione italiana, valorizzando al massimo le voci; l’aria di Amalia, che concilia virtuosismo ed espressione degli affetti, prefigura Gilda. Nei due temi del Preludio, gli aspetti fondamentali del dramma, l’insurrezione e la dolcezza della protagonista, ma soprattutto il bene e il male, “impasto inestricabile nel cuore dell’uomo”. Luisa Miller, la svolta intimista; centro dell’attenzione i singoli personaggi con le loro “melodie individuali” e i virtuosismi di Luisa di nuovo anticipano l’innocenza di Gilda, ma il suo sacrificio è già quello di Violetta e se nessuno finora aveva pianto così, mai l’orchestra si era incaricata di esprimere con tanta drammaticità il destino. Nella Sinfonia, eccezionalmente ampia in stile “classico”, la padronanza tecnica è magistrale; non ha soltanto funzione introduttiva, ma drammaturgica, il suo pulsare incalzante che rappresenta il destino tragico circolerà nell’opera. Anche Il corsaro anticipa il mondo poetico della “seconda maturità” verdiana, Medora è uno di quei delicati profili femminili disegnati con affetto dalla Luisa Miller alla Traviata.
Le vicende note e le caratteristiche altrettanto conosciute della Quinta Sinfonia di Mahler sono le molte revisioni e la grandiosa struttura: cinque tempi disposti in modo da formare tre blocchi costituiti il primo e l’ultimo da due movimenti, al centro si colloca lo Scherzo, la parte più lunga e complessa dell’opera, in nessun altro caso centro di gravità come qui. Ma il miracolo della Quinta è che ora Mahler aspira a “riorganizzare il mondo, incominciando da me stesso”, perciò si avvia a un’arte esclusivamente orchestrale; la polifonia e la logica strutturale delle sue opere lo portano a richiedere ad ogni strumentista doti di solista. Ai timbri orchestrali Mahler non si affida al fine di realizzare una sonorità coloristica, le voci diverse degli strumenti consentono loro di differenziarsi il più possibile al servizio dell’edificio polifonico della Quinta, dove è indispensabile la chiarezza d’espressione perché l’autore ha scelto l’indifferenza armonica a favore del contrappunto più rigoroso, le voci devono sentirsi perché ad esse è affidato il destino dei temi in assenza base armonica.

Monica Rosolen