Quadri sfavillanti per fiati

Un programma tutto speciale, quello proposto da Signum Saxophone, con trascrizioni ad hoc per quartetto di sax facendo riferimento a gemme prodotte in più epoche e stili. Il primo quadro è tutto per la musica nordica: citate all’appello due icone assolute come Grieg e Sibelius. Del primo ecco la Suite Dai Tempi di Holberg op. 40, che il norvegese scrisse nel 1884 in memoria del drammaturgo danese nei 200 anni della nascita. La composizione comprende 5 danze perfettamente “anticate” in stile ‘700: un’ambientazione voluta, in omaggio al periodo in cui visse e alla sua produzione teatrale. Bello, però ritrovare nel recupero di un’epoca, anche lo stile pittorico, evocativo e struggente di Grieg. Dopo il galoppante Preludio, una Sarabanda traccia un momento di nostalgica tenerezza. Una nobile Gavotta è seguita da un’Aria contemplativa e serena, che sembra voler citare meravigliose melodie bachiane, prima che il brillante Rigaudon, danza provenzale, concluda la Suite. Nel Moderato e Appassionato in do diesis minore per quartetto d’archi di Sibelius (scritto nel 1888-1889) troviamo tutta la cifra compositiva dell’autore finlandese: la capacità evocativa intrisa di profonda sensibilità, la ricerca della semplicità per il gusto popolare, la capacità descrittiva di suoni e ambienti, l’immaginazione e la fantasia fatta poesia, il linguaggio armonico iridescente e carico di colori, con passi modali e comunque straordinariamente innovativi.
«All’inizio del 1915 mi arruolai nell’esercito; in conseguenza di ciò la mia attività musicale s’interruppe fino all’autunno del 1917, quando fui riformato. Terminai allora Le Tombeau de Couperin. A dire il vero l’omaggio è rivolto non tanto al solo Couperin quanto all’intera musica francese del XVIII secolo»: così, lasciando trasparire il suo sentimento alla stesura di questo capolavoro, Ravel illustra il senso di questa meravigliosa suite, tutta magnificenze e opulenze sonore trasfigurate dentro la sensibilità di un autore che sapeva ben miscelare forma e libertà, stile e idea, tecnica di scrittura sopraffina, profondità interiore e bellezza esibita.
Pochi passi ed eccoci catapultati nella vivacità di un concerto grosso barocco col Concerto Italiano BWV 971 di Bach (1735, Köthen): ben nota a tutti la passione del genio di Eisenach per i capolavori di Vivaldi che, “per studio ed esercizio”, trascrisse di proprio pugno. Così ecco l’Allegro tutto orpelli, volate, bellezze esibite, l’Andante dall’assorta melodia richiamante le magie di Albinoni e l’élan vital del travolgente Presto che conclude con levità la pagina. Un palpitante Omaggio ad Astor Piazzolla, «il re del tango» e alla sua musica suggestiva e penetrante, fa da corona conclusiva all’originale percorso.

Marino Mora