La scuola si fa arte: Sonate e Partite per violino solo di Bach

«Nulla di più perfetto per diventare un buon violinista, nulla di più utile per l’insegnamento», si legge su una delle lettere, datata 1774, di Carl Philipp Emanuel Bach a Johann Nikolaus Forkel: il portentoso strumento didattico di cui si parla è oggi uno dei più frequentati capolavori della letteratura violinistica, le Sonate e Partite per violino solo BWV 1001-1006 di Johann Sebastian Bach. Che questa raccolta, vera e propria summa delle difficoltà tecniche della musica barocca, costituisca inoltre uno sforzo interpretativo fra i più notevoli è testimoniato da generazioni di esecutori e lunghi elenchi di incisioni discografiche. La ricchezza armonica e contrappuntistica, firma inequivocabile del genio bachiano, raggiunge in queste pagine una vetta mai scalata prima degli anni ’20 del Settecento (sulla data di composizione sono ancora molti gli interrogativi): la scaltrezza dell’intreccio melodico è tale che la polifonia, “latente” sulla carta, viene ricostruita intuitivamente dall’orecchio dell’ascoltatore. Le diverse letture che possono derivarne costituiscono uno degli aspetti più interessanti delle Sonate e delle Partite, motivo per cui non è inusuale che vengano riproposte più volte all’interno di uno stesso festival; a Stresa sono ormai una felice ricorrenza: Isabelle Faust, Alina Ibragimova e Marco Rizzi gli interpreti delle ultime edizioni.
Formalmente, quella delle Sonate e delle Partite rappresenta una delle più ammirevoli concezioni architettoniche in cui la musica si sia mai incarnata. Le frasi musicali sono cesellate in strutture organizzate secondo i più vari principi di simmetria e di artificio numerico, in un modo che coniuga al meglio l’estro dello spirito barocco con l’astrattezza formale. Le Sonate, composte nello stile severo “da chiesa”, prevedono movimenti alternatamente lenti e veloci in stile imitativo: esemplari le tre Fughe che costituiscono il secondo dei quattro movimenti. Le Partite, invece, appartengono al mondo vezzoso ed elegante della Suite francese, con i suoi liberi movimenti di danza. Chiude la Seconda Partita – e il concerto di stasera – la celebre Ciaccona: si racconta che il violinista Jan Kubelik, in preparazione a un concerto particolarmente impegnativo, la suonò continuativamente per ore il giorno stesso. Passano i secoli, ma la straordinaria efficacia didattica – insieme all’intrinseca bellezza – dell’opera bachiana continua ad appassionare grandi e piccoli esecutori.

Laura Mazzagufo