La spontaneità melodica di Dvořák (il naïf) e l’austera solidità di Brahms (il serioso)

Nel fascinoso Concerto per violoncello che Dvořák terminò a New York il 9 febbraio 1895 c’è la gioia per il rientro in patria, dopo l’entusiasmante “avventura” negli States dalla quale scaturirono la Sinfonia “Dal Nuovo Mondo” e il Quartetto “Americano”. A propiziarne la stesura l’amico Hanuš Wihan, che in agosto ne diede la prima esecuzione in privato, al castello di Lužany: Dvořák sedeva al pianoforte. La vera première presso la londinese Queen’s Hall (19 marzo 1896), solista Leo Stern: erano infatti sorti dissapori tra il compositore (ora sul podio) e Wihan che, pur prodigo di suggerimenti, intendeva inserire un’inopportuna cadenza. Nella spontanea freschezza dei temi il motivo di maggior appeal di questo incantevole capolavoro dalla smagliante veste orchestrale. Il maestoso Allegro cattura per l’esuberanza dell’incedere, la preziosità del tessuto armonico e degli impasti. Seducenti oasi liriche s’oppongono a tratti concitati, mentre una quieta serenità pervade il toccante Adagio: al suo interno la struggente melodia del Lied op. 82 n. 1, caro a Josefina Čermáková della quale Dvořák fu innamorato (morì a maggio del 1895). Quanto al Rondò dall’eccezionale sovrabbondanza tematica, innervato di ritmo, sorprende per la bellezza degli episodi, ora incandescenti ora effusivi.
Con la Quarta Brahms, all’apice della fama, giunge al capolinea del suo iter sinfonico. Nasce a Mürzzuschlag, amena cittadina della Stiria, a due anni dalla Terza. La prima esecuzione diretta dall’autore a Meiningen (25 ottobre 1885) riscuote un successo strepitoso che si ripete durante di una tournée guidata da Bülow: tocca (tra le altre) Francoforte, Düsseldorf, Amsterdam, Bonn e Wiesbaden. Caute le accoglienze a Vienna (17 gennaio 1886, direttore Richter), ma è un trionfo al Gewandhaus di Lipsia (18 febbraio); poi nella nativa Amburgo, che in anni lontani fu ostile, Brahms si prende la rivincita (9 aprile). A prevalere un tono elegiaco, serioso, un colore autunnale e malinconico già nell’Allegro dalla compatta strumentazione e dalle altisonanti espansioni, coi bei temi derivati gli uni dagli altri. Poi un mirifico Andante dagli echi modali intriso di nobile tenerezza e, per par condicio, un vitalistico Allegro giocoso di singolare attrattiva. A coronamento dell’edificio il monumentum dell’austero Finale in cui il nordico Brahms, con eccezionale maestria, riporta in auge l’arcaica forma della Ciaccona confermando, per il commiato dal mondo sinfonico, di prediligere la tecnica del variare (l’intera Sinfonia ne è permeata) adottata fin dalle giovanili Variazioni su un tema di Haydn op. 56.

Attilio Piovano