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Vivaldi e tango, una serata di contrasti. E Stresa fa ancora il tutto esaurito |
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Testata: La Prealpina Lunedì 31 agosto 2009
La luce cristallina del Settecento di Vivaldi. E poi le ombre del tango di Piazzolla. Una serata vissuata sul filo aspro dei contrasti, su un accostamento all'apparenza impossibile. Eppure intrigante, anche perché sul palcoscenico del Palazzo dei Congressi c'era un ensemble di prim'ordine, quello dei Cameristi della Scala. Ancora un tutto esaurito per le Settimane Musicali di Stresa e del Lago Maggiore, sabato sera con le "Quattro stagioni" di Antonio Vivaldi e delle "Quattro stagioni" di Astor Piazzolla. Un viaggio un po' folle tra Settecento e Novecento, in un continuo rimbalzare delle emozioni e dei sensi. La musica di Vivaldi - come quella di Piazzolla - passa anche attraverso il tatto e la pelle. Un brivido a tratti veloce, a tratti di una estenuante sensualità, che l'interpretazione dei Cameristi - robusta, affamata, esuberante - ha reso ancora più forte. Nei "Concerti" vivaldiani il violino di Francesco Manara disegnava trame di una straordinaria chiarezza... In Piazzolla le note si sciolgono in filamenti sottili e vertiginosi. Con il cuore in gola... Ed i Cameristi ne hanno saputo cogliere la carica sottilmente erotica, le malinconie disperate, gli abbandoni ed il sogno... Francesco Manara, primo violino dell'Orchestra della Scala, ha un suono rotondo e pieno, ma anche sensuale nelle parti lente, flessuoso e insinuante. Con le note che nel primo bis, "Oblivion", su perdono in lunghe spirale di passione. E con il pubblico, alla fine, che non smetterebbe più di applaudire.
Luca Segalla
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