Dal 16 al 18 luglio: jazz, world music, canzone d’autore per i primi 3 concerti.
La 65esima edizione di Stresa si aprirà nel solco di musiche che abbattono volutamente i confini tra i generi.
Ne sono esemplari messaggeri uno dei più acclamato suonatori di oud al mondo, il tunisino Dhafer Youssef, che il 16 luglio presenterà il suo ultimo album Shiraz alla Stresa Festival Hall, e il pianista e compositore tedesco Luca Sestak, che il giorno dopo getterà con il suo trio un ponte tra jazz e classica sul palcoscenico allestito sul Lungolago La Palazzola. Ancora un trio e un pianista, ma anche cantante, sarà il protagonista del concerto di sabato 18, ancora alla Stresa Festival Hall: Raphael Gualazzi, artefice di un efficace mix tra canzone d’aurore e jazz.
Dhafer Youssef è ampiamente considerato una delle voci musicali più distintive del nostro tempo; la sua arte trascende confini, lingue e generi.
Al concerto del 16 luglio presenta Shiraz, il suo primo album come leader per l’etichetta ACT, un lavoro profondamente intimo e personale dedicato alla moglie Shiraz Fradi. Il disco racconta la loro relazione e il percorso condiviso, segnato da momenti di luce e difficoltà, fino alla malattia affrontata con straordinaria forza e sensibilità.
Ciò che lo distingue soprattutto come musicista è la chiarezza della sua visione sonora: radicata nelle tradizioni della musica araba e del sufismo, ma aperta a sonorità contemporanee provenienti da molteplici fonti – jazz, musica da camera, rock o persino musica elettronica.
Dopo gli inizi in Tunisia e il trasferimento a Vienna, la sua carriera lo ha portato a collaborare con importanti musicisti internazionali. Ben presto musicisti di alto livello come Christian Muthspiel, Renaud Garcia-Fons e Markus Stockhausen iniziarono a suonare nelle sue band. Da quel momento, il suo percorso fu rapido: le sale diventarono più grandi, i progetti più ambiziosi. Accanto a colleghi europei come Eivind Aarset, anche grandi nomi americani come Marcus Miller e Herbie Hancock si unirono presto alla scena.
Shiraz nasce anche dall’esperienza della pandemia e dalla malattia della moglie, momenti in cui la musica è diventata un mezzo essenziale di espressione e connessione. Registrato con una giovane formazione internazionale – il pianista Daniel García, il trombettista Mario Rom, il bassista Swaéli Mbappé, il batterista Tao Ehrlich e il chitarrista ospite Nguyên Lê –, l’album sviluppa nove brani che riflettono emozioni profonde, con un ruolo centrale della voce e dell’oud: “La musica riflette ciò che Shiraz pensa e ascolta,” spiega. Generalife Gardens, ad esempio, richiama il duo flamenco Lole y Manuel dai tempi trascorsi in Spagna. Altri brani, come The Epistle Of Love, si sviluppano da introduzioni delicate a finali gioiosi – film per le orecchie più che per gli occhi. Gli ascoltatori noteranno dei cambiamenti: l’oud assume l’intimità della musica da camera, la sua voce guadagna centralità – solenne in Shajan, tenera in Rose Fragrance, esplosiva in Eyeblink And Eternity.
Oltre alla dimensione autobiografica, il progetto assume un forte valore simbolico: la musica di Youssef si conferma come ponte tra culture, capace di unire tradizione e contemporaneità e di offrire, in un tempo segnato da divisioni, uno spazio di dialogo e trascendenza.
Luca Sestak è un fenomeno: a soli 11 anni pubblicava i suoi primi video al pianoforte e, già a metà dei vent’anni, la sua musica lo aveva portato in tutto il mondo.
Con il suo nuovo album Lighter Notes, Luca Sestak mostra con abilità come Frédéric Chopin possa diventare funky e come Johann Sebastian Bach suonerebbe in un jazz club, facendo suonare il pianoforte in modi inaspettati – a volte persino preparando lo strumento con nastro adesivo o feltro per le sue composizioni.
Luca e il suo trio (Michael Goldmann al basso Nicholas Stampf alla batteria) sanno conquistare il pubblico: con un’energia giovane e grande carisma, si muovono con naturalezza tra jazz, classica, pop, blues e funk, mescolando i generi sempre con un tocco di ironia, senza prendersi troppo sul serio.
In questo viaggio di virtuosismo travolgente, che spesso spinge la meccanica del pianoforte al limite, il divertimento è assicurato. Concerto il 17 luglio.
Raphael Gualazzi è un artista acclamato a livello internazionale, noto per il suo stile unico che fonde tradizione cantautorale italiana, influenze afro-americane e suggestioni classiche. Dopo la formazione al Conservatorio, ha sviluppato un linguaggio musicale personale attraversando jazz, blues, soul e pop.
La sua carriera ha avuto una svolta nel 2011 con la vittoria nella categoria Giovani al Festival di Sanremo con Follia d’Amore, seguita dal secondo posto all’Eurovision Song Contest. È tornato più volte sul palco dell’Ariston, distinguendosi per progetti originali e contaminazioni tra generi.
Nel corso degli anni ha collaborato con numerosi artisti di rilievo internazionale, tra cui Melody Gardot, Andrea Bocelli e Stefano Bollani, ed è stato protagonista sui principali palchi e festival internazionali.
Autore e compositore versatile, ha firmato musiche per cinema, televisione e grandi eventi, tra cui l’inno del Giro d’Italia e opere per artisti come Andrea Bocelli.
Con una discografia ricca di riconoscimenti, Gualazzi continua a esplorare nuovi territori sonori: il recente album Dreams unisce elementi di musica classica, funk africano, soul e jazz, confermando la sua vocazione eclettica e senza confini.
Concerto il 18 luglio a Stresa.